La rocca pisana

LA ROCCA PISANA di Vincenzo Scamozzi

La PROLONIGO crede far cosa gradita ripresentare questo opuscolo in seconda edizione a tutti i visitatori e amanti della Rocca Pisana. Sulla cima di un colle e visibile da parecchi chilometri si erge questa affascinante villa che pare uscire misteriosamente dalla serra come un albero, come un fiore, il cui respiro cosmico della natura dilaga fino al centro della villa portando con se la presenza dell'immenso. In questi spazi e tra queste mura negli ultimi 5 anni, grazie alla generosità del Conte Ferri simultaneamente con un certo sistema organizzativo, si sono affacciate migliaia di visitatori che estasiati dall'incanto hanno portato via con sè un ricordo altamente artistico. Si sono contate infatti a moltissime decine le comitive che sapientemente guidate hanno potuto godere la visita di questa villa che è del tutto eccezionale sotto ogni profilo. Si sono snodate ininterrottamente file di amanti dell'arte scamozziana ed è stata come una processione d'altri tempi osservare in quelle giornate estive o settembrine di apertura della Rocca l'infittirsi di gente rivolta a quell'unica meta. Ma la Rocca Pisana si può dire anche che inviti alla solitudine, vale a dire a quel ripiegamento interiore su se stessi che fa a lungo meditare persino i più sprovveduti.
«Nella sua villa lo Scamozzi amò la solitudine. La proiettò verso orizzonti di cielo e di distanze infinite, le aprì i pendii innanzi in modo che tra Lei ed il mondo non ci fosse alcuna mediazione e che l'incontro con lo spazio fosse assoluto e totale. Ed in questo spazio immenso ed immane lo Scamozzi sentì come un genio fantastico: il Sole». In questa poetica visione del Semenzato noi collochiamo il nostro entusiastico approccio alla Rocca chiedendo venia per i nostri limiti.
«A chi venga da Sarego l'ultima altura appare cupa col suo manto boscoso. Per chi s'avvia a Lonigo da Bagnolo, il colle della Rocca è tutto luminoso sul quale vede sfaccettato il prisma scamozziano. Salendo tra curva e curva, al sommo del pendio un'apparizione: la Rocca». Ed è con questo spirito, richiamato dalle parole di Cevese, che noi ci accingiamo a voler offrire questa tappa in un itinerario che assurge alle alte vette artistiche. Ed è con l'augurio che il profano si senta toccato nell'intimo di un mondo che non ha mai conosciuto e il cultore si senta pervaso di un'infinita compenetrazione nell'arte, che noi rendiamo grazie ai conti Ferri, al loro mecenatismo e amore umanistico di vecchie origini.

 

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