Storia




Il nome di Lonigo si è prestato a più interpretazioni fantasiose da parte degli storici locali.

Alcuni lo fanno derivare da Lumi, toponimo estrusco, altri da Luna o da Leone, sia l'animale che il segno zodiacale.

L'ipotesi più attendibile è che il nome derivi da una famiglia patrizia romana Leonicenae o Leonicenses.

Nel passato spesso un luogo prendeva il nome da una famiglia nobile, con l'aggiunta del suffisso "-icus-", che indica una proprietà, come una villa o un fondo.

Nei documenti storici il nome Lonigo compare nel X sec., ma nelle colline circostanti sono state trovate tracce di insediamenti preistorici, dell'età del bronzo.

Il primo nucleo abitato fu nella frazione di Bagnolo. Soltanto nel IX sec., dopo un'invasione degli Ungari, la popolazione si raccolse nel centro di Lonigo, sulla collinetta che oggi ospita il Duomo, dove nacque il castello Calmano di cui a noi rimane il "mastio" detto Torron.

Nel Medioevo Lonigo fu fondo dei duchi longobardi e dei conti Franchi di Vicenza e il Castello fu proprietà dei conti Malacapella di Vicenza dal 1067 al 1194.

Nella lotta tra Guelfi di Padova e Ghibellini di Verona subì prima la tirannia di Ezzelino da Romano, fino al 1266, poi il dominio padovano fino all'arrivo di Cangrande della Scala (1314-1387).

Con la caduta degli Scaligeri fu territorio di Giangaleazzo Visconti fino al 1402.

Nel 1404 Lonigo firmò con Venezia il patto di dedizione con cui accettava la dominazione della Serenissima ma si garantiva dei privilegi economici già riconosciuti dall'Imperatore Federico 1°.

Lonigo era cinta da mura, governata da un Podestà, aveva sgravi fiscali nei commerci di cereali, vini e biade, poiché era zona di confine tra Vicenza e Verona e aveva un mercato settimanale e delle fiere con cui l'alto Vicentino si riforniva di cereali che provenivano da Ferrara e Mantova.

A fine Quattrocento il banditismo, le carestie, le incursioni di eserciti in lotta con Venezia portarono gravi violenze e distruzioni anche a Lonigo, che culminarono nell'eccidio del 1511 in cui il Castello fu raso al suolo.

Erano anni difficili in cui la popolazione trovò aiuto spirituale e materiale negli ardui religiosi attivi nel territorio: i Benedettini a Madonna di Lonigo, i Francescani a San Daniele, i Celestini a SS. Fermo e Rustico.

La pace si stabilì verso la metà del XVI sec.

Nel 1523 una famiglia veneziana di banchieri, i Nobili Pisani, acquistò una vasta proprietà paludosa presso Bagnolo e intraprese un'opera di bonifica introducendo la coltura del riso.

Nacque nel 1544-45 una straordinaria "fabrica" una villa-granaio con l'imbarcadero sul Guà, usato come via di comunicazione con Venezia. A costruire questa villa fu chiamato un giovane architetto, Andrea Palladio, che ne fece la porta di una cittadella agricola. Le risaie dei Pisani sono state la principale azienda agricola di Lonigo fino ai primi del Novecento, citata negli studi di agraria del Vicentino, fonte di lavoro e sostentamento, ma anche di malaria per i braccianti.

Nel Seicento la vita divenne grama per la popolazione in tutto il territorio della Serenissima, per le carestie, le pestilenze, le epidemie di pellagra, tifo e nel 700 continue erano le sommosse, i furti campestri, il banditismo, aggravati dalle soppressioni dei conventi venduti a nobili latifondisti e alla crisi agraria data dai campi isteriliti.

Nel 1797 dopo Campoformio arrivarono gli Austriaci, con una nuova gestione economica.

Fu un fiorire di attività. A Lonigo nacquero piccole ma efficienti filande, aziende metalmeccaniche, tipografie.

Nel 1846 la Ferrovia del tratto Milano-Venezia, detta "La Ferdinandea" passò anche presso Lonigo. La Fiera dei Cavalli era conosciuta nel territorio nazionale e visitata da migliaia di persone ogni 25 marzo.

Nel 1886 anche Lonigo entrò nel Regno d'Italia con un plebiscito. Lo spirito dei leoniceni era vivo e alla fine del secolo si rinnovò l'architettura della Piazza Garibaldi secondo il gusto liberty: si consacrò nel 1895 il nuovo Duomo; si inaugurò nel 1892 il Teatro comunale, capolavoro di acustica e orgoglio della borghesia.

Riaprirono il Santuario di Madonna dei Miracoli (1887) e a S. Daniele tornarono i Francescani che erano stati cacciati dalle soppressioni napoleoniche.

Anche la Chiesa dei SS. Fermo e Rustico fu restaurata e fu costruita la Villa dei Principi Giovanelli. Ma ormai era finita la Bell'Epoque e nel Novecento iniziarono le emigrazioni dei braccianti in cerca di fortuna e di lavoro, che continueranno fino agli anni Sessanta, quando l'area di Lonigo fu inserita tra quelle depresse. Oggi il fulcro economico di Lonigo resta l'agricoltura e l'esempio più significativo dell'attività è la Cantina sociale dei Colli Berici nata ne11951.

Ma non si possono dimenticare le piccole-medie industrie che animano il mercato.

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