Territorio


Di solito l'idea comune su Lonigo è quella di una città di pianura adagiata tra il verde dei vastissimi campi solcati dal Gua' e da altri torrentelli e fossati.

Ma questa è solo la Lonigo che si espande dal borgo murato verso Bagnolo, ove il paesaggio rievoca quello mantovano della civiltà lacustre, o verso Alonte e il basso vicentino. Per gli autentici leoniceni o per coloro che ammirano questa città c'è pure la parte collinare, fonte di continue bellezze e meta, almeno d'estate, di passeggiate e di scoperte o riscoperte di ville nobili, casolari dignitosi e antiche osterie che mirabilmente s'agganciano alla tipologia di quelle della pianura.

Qui i colli Berici che da Vicenza hanno un andamento da oriente ad occidente, piegano rapidamente verso meridione e sviluppano un'aerea balconata che tocca con il suo lieve ondulare quello che un tempo fu il borgomurato con le sue snelle e possenti torri.

Su questo balcone s'affaccia con la perentoria autorità di un antico castello l'abbazia di San Fermo e la villa che fu dei principi Giovanelli, chiaro documento che in questi colli leoniceni nacquero comunità religiose che ancor oggi con i francescani e i pavoniani continuano l' opera degli antichi padri.

Chi attratto dal fascino di una villa d'imponenza regale inizia quasi distrattamente la salita del colle, non si fermerà di certo qui; la strada asfaltata che serpeggia tra le piccole alture lascia intravvedere dietro un viale di cipressi la classica facciata della Rocca Pisana, che sembra proprio un tempio acropolico visibile da tutti i punti cardinali.

Questo piccolo colle dominante tutti i colli vicini lo sguardo spazia oltre la pianura padana con un arco che comprende le cime delle Alpi venete che di monte in monte, di colle in colle, scendono fino ai Lessini coronati dai castelli di Montebello e di Montecchio Maggiore. Se la Rocca Pisana è la regina delle ville leonicene, sono pure degne di una sosta ai cancelli altre dimore nobili, ove la mano del capomastro locale è sempre eccellente nel citare alla buona i grandi modelli classici.

Ma è doveroso sottolineare che pure le tante case rustiche dei colli rivelano sempre una intelligente proporzione, una felice disposizione dei fori, un perfetto inserimento all'ambiente dovuti semplicemente al contadino che voleva una casa perfettamente funzionale e adatta alle sue misere risorse economiche.

Molte di queste case, debitamente restaurate, sono diventate ottime osterie, frequentatissime d'estate, per l'offerta dei prodotti della zona: vino e sopressa in particolare, consigliati a chi vuole ancora sperimentare la dieta mediterranea oggi guardata con grande favore dagli specialisti della cucina italiana.

In qualche località si pratica l'agriturismo, sistema eccellente per conoscere in pochi giorni le amenità di queste ondulate colline, il rosso colore della terra e il vario trascolorare di quelle piante che al contadino servivano per la vita e per il riscaldamento della casa. Di solito sono le foglie di viti, morari, ontani, querce, ciliegi e altri alberi da frutto che danno il colore tenue di primavera, squillante d'estate e d'autunno a valli, vallette, strade, sentieri, pendii e gibbosi rilievi.

Scorrono le acque che in torrentelli scendono dalla roccia e riempiono le immense vasche, ove, un tempo, le donne delle contrade si radunavano per lavare i panni e gli uomini portavano le bestie all'abbeveratoio.

Non è detto che queste acque non avessero anche virtù terapeutiche documentate da un toponimo e dal ricordo di usanze della Lonigo dell'Ottocento.

Nomi cari sono passati da una generazione all'altra di leoniceni, come meta di ritrovi e di sani divertimenti paesani: le Acque, il Botteghino di sopra e di sotto, monte Bandiera, la trattoria della Malgari ne sono un chiaro esempio.

Ma è nella strada che volge ad occidente e tra un capitello e l'altro scende a Monticello, dove arte e natura sembrano unite in perfetto connubio.

Se il monte costellato di ulivi e cipressi ricorda il paesaggio toscano, la chiesetta con le sculture del Marinali e il soffitto dipinto dai Pasqualotto ha la grazia di una bella villanella, e pure nelle vesti e nell'atteggiamento di contadinella è la Vergine che seduta sul cuscino di nubi, si alza come una piccola mongolfiera verso il cielo ma guarda un po' timorosa verso terra.

Vicino c'è la lunga scalinata che conduce al piano, un capolavoro di grazia settecentesca e dedicata con elegante iscrizione al secolo che moriva.

Ormai al margine della città la chiesa di San Daniele ricorda la sosta di Antonio da Padova diretto a Verona, per incontrare il tiranno Ezzelino III da Romano.

È anche questo piccolo colle una delle soste preferite dei leoniceni, una sosta spirituale legata ai francescani che, tra tante vicissitudini, hanno restituito alI' eremo distrutto l'antico aspetto caro ai pittori che in ogni Sacra Conversazione mettevano il paesaggio di Lonigo, con il campaniletto e la facciata a capanna del convento di San Daniele.

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